Pescara 17/12/2025
“Clean Air in Abruzzo?”: lo studio di ARPA e Università di Pisa sul palco della più importante conferenza mondiale sul biomonitoraggio
Uno studio che amplia il tradizionale concetto di misurazione dell’ozono, affiancando ai dati degli analizzatori automatici il monitoraggio diretto degli effetti dell’inquinante sulle piante. È il lavoro che ARPA Abruzzo e l’Università di Pisa hanno presentato alla “The 3rd Conference of the International Association for Biomonitoring of Environmental Pollution”, la più importante conferenza internazionale sul biomonitoraggio ambientale, che si è svolta a Belgrado dal 13 al 15 ottobre 2025. I risultati illustrati derivano da una campagna triennale condotta in prossimità delle centraline di Pescara, Chieti, Francavilla al Mare e Cepagatti, basata su kit miniaturizzati con germinelli di tabacco sensibili all’Ozono.
Lo studio prende l’avvio da un limite strutturale del monitoraggio tradizionale: gli analizzatori fisico-chimici, pur indispensabili per quantificare con precisione le concentrazioni, non forniscono indicazioni sul potenziale danno biologico e, per costi e complessità, non consentono di sviluppare reti di misura sufficientemente capillari sul territorio. Da qui l’impiego del biomonitoraggio vegetale, che permette di valutare non solo la presenza dell’ozono ma anche la sua effettiva capacità di generare stress e sintomi sulle piante esposte.
In Abruzzo il monitoraggio dell’inquinante atmosferico è oggi attivo solo in 16 comuni su un territorio di oltre 10.800 km², con 305 municipi e 1,27 milioni di abitanti. Per garantire maggiore copertura, il Distretto di Chieti di ARPA Abruzzo, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Pisa, coordinato dalla professoressa Elisa Pellegrini, ha sperimentato un sistema integrato che combina i dati delle quattro stazioni automatiche della rete regionale – operative in conformità alla Direttiva europea 2024/1288/UE – con kit miniaturizzati basati sulla varietà di tabacco Bel-W3, nota per la sua ipersensibilità all’ozono.
Le campagne di monitoraggio condotte nel triennio 2023-2025 si sono svolte periodicamente tra luglio e agosto. Dai dati strumentali è emerso che il valore obiettivo per la protezione della salute umana – che consente un massimo di 18 superamenti annui della soglia di 120 µg/m³ sulle 8 ore, calcolati come media triennale – è stato rispettato in tutte le stazioni osservate. Diverso il quadro relativo all’obiettivo a lungo termine: tutte le stazioni hanno infatti registrato concentrazioni di ozono superiori alla soglia prevista, per ciascun anno considerato. I superamenti sono stati documentati già nel corso del singolo mese di campagna, evidenziando la persistenza e la rilevanza dei livelli locali di ozono.
Anche l’indicatore AOT40, utilizzato per valutare l’esposizione della vegetazione all’ozono troposferico e i potenziali impatti sulle colture, ha restituito un quadro articolato. Nel 2023 il valore critico è stato superato solo a Cepagatti, mentre la stazione di Sant’Eufemia a Maiella si è attestata poco al di sotto della soglia. Nel 2024 tutte le stazioni hanno oltrepassato il limite, facendo registrare i livelli più elevati dell’intero triennio; nel 2025, invece, il superamento è stato rilevato esclusivamente a Sant’Eufemia a Maiella. Secondo le stime, il superamento del valore critico è associato a una riduzione della resa fino al 5% per le specie agricole più sensibili.
In parallelo, il monitoraggio biologico ha confermato la presenza costante dell’inquinante atmosferico attraverso i sintomi necrotici sviluppati dalle piantine “Bel-W3” al termine dei cicli di esposizione. Il danno è stato quantificato con l’Indice Cotiledonare (CII) e l’Indice Fogliare (LII), ottenuti da tre kit ogni settimana per ciascun sito, contenenti 16 piantine ipersensibili e 7 resistenti di controllo (Bel-B). La distribuzione spaziale degli indici medi CII + LII ha evidenziato un gradiente netto da nord-ovest a sud-est: nel centro di Pescara si sono registrati i valori più bassi (1,25 ± 0,49, media triennale), coerentemente con il fenomeno di “titolazione” dell’ozono dovuto agli ossidi di azoto del traffico, mentre i valori più alti si sono osservati a Sant’Eufemia a Maiella (1,50 ± 0,21), un dato rilevante anche alla luce delle variazioni di reattività delle foglie mature di Bel-W3 documentate in quota.
Nel complesso, la ricerca ha evidenziato come l’ozono troposferico resti un inquinante persistente durante i mesi estivi e che l’AOT40, pur utile, non descrive pienamente il rischio per la vegetazione, perché non coglie i picchi brevi e non tiene conto della variabilità biologica. I kit miniaturizzati “Bel-W3” hanno invece mostrato una buona capacità di riflettere l’andamento delle concentrazioni, con indici di danno mediamente inferiori al livello 2 – interpretabile come un’incidenza medio-bassa – ma costanti in tutto il periodo di studio.